Legge marziale
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Il 3 dicembre 2024, il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol ha dichiarato la legge marziale d’emergenza, citando presunte attività anti-stato dell’opposizione. Questo passo straordinario, raro nella storia democratica moderna del paese, ha suscitato reazioni immediate ed è stato rapidamente annullato dall’Assemblea Nazionale in una votazione notturna. Questo evento ha riportato alla memoria un altro momento cruciale della storia sudcoreana: la dichiarazione della legge marziale da parte del presidente Chun Doo-hwan nel 1980, una decisione che ha plasmato profondamente il destino della nazione e non solo ecco altri momenti in cui è stata dichiarata la legge marziale.

Era della Guerra di Corea (1950–1953)

Il primo caso di legge marziale nella Corea moderna avvenne durante la Guerra di Corea. Dopo l’invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord nel giugno 1950, fu dichiarata per mantenere l’ordine nel caos della guerra. Durante questo periodo, le libertà civili furono severamente limitate, mentre il governo concentrava le proprie energie sugli sforzi militari e sulla ricostruzione del paese devastato.

Rivoluzione d’Aprile (1960)

Nell’aprile 1960, proteste di massa scoppiarono contro il governo autoritario del presidente Syngman Rhee. La Rivoluzione d’Aprile, scatenata da accuse di frode elettorale, portò alle dimissioni di Rhee. La legge marziale fu dichiarata per contenere la violenza crescente, ma l’intervento militare pose anche le basi per il primo tentativo di governance democratica del paese.

Colpo di Stato del 16 Maggio (1961)

Il 16 maggio 1961, il generale Park Chung-hee guidò un colpo di stato militare, rovesciando il governo civile. La legge marziale fu dichiarata a livello nazionale per reprimere l’opposizione e consolidare il controllo militare. Il regime di Park avrebbe poi dominato la politica sudcoreana per due decenni, caratterizzandosi per la modernizzazione economica ma anche per la limitazione delle libertà politiche.

Restaurazione d’Ottobre (1972)

Nell’ottobre 1972, il presidente Park Chung-hee dichiarò nuovamente la legge marziale per introdurre la Costituzione Yushin, che gli conferiva poteri quasi assoluti. Sotto il pretesto della sicurezza nazionale, questo periodo vide la sospensione delle istituzioni democratiche e una rigida repressione del dissenso, consolidando il dominio autoritario di Park fino al suo assassinio nel 1979.

Colpo di Stato e Rivolta di Gwangju (1979–1980)

Dopo l’assassinio di Park Chung-hee nel 1979, la Corea del Sud entrò in una fase di incertezza politica. Chun Doo-hwan organizzò un colpo di stato militare nel dicembre 1979 e ampliò la legge marziale nel maggio 1980, sospendendo il parlamento, chiudendo le università e imponendo una severa censura. Questa dichiarazione portò direttamente alla Rivolta di Gwangju, durante la quale i cittadini chiesero riforme democratiche. La brutale repressione della rivolta causò centinaia di morti, lasciando una cicatrice indelebile nella memoria collettiva della nazione.

Caso Contemporaneo: Legge Marziale di Yoon Suk Yeol (2024)

Il caso più recente di legge marziale si è verificato il 3 dicembre 2024, quando il presidente Yoon Suk Yeol ha invocato poteri d’emergenza, citando presunte attività anti-statali da parte dell’opposizione. A differenza degli episodi precedenti, la dichiarazione ha incontrato una forte opposizione immediata da parte delle istituzioni democratiche. Nel giro di poche ore, l’Assemblea Nazionale ha annullato il provvedimento con un voto decisivo, segnando un punto di svolta nella resilienza democratica della Corea del Sud.

Implicazioni della Legge Marziale in Corea del Sud

La legge marziale in Corea del Sud è stata spesso uno strumento per consolidare il potere in momenti di crisi. Mentre i casi precedenti erano caratterizzati da regimi autoritari, la progressiva democratizzazione del paese ha portato a maggiori garanzie istituzionali. L’annullamento della legge marziale nel 2024 evidenzia la forza delle norme democratiche conquistate con fatica.

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safae.lagdani@gmail.com

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